Laura Fernández, il bisogno umano di inventare Nessie

Siamo capaci di considerare possibile ciò che non sappiamo spiegare? È la domanda decisiva di “C’è un mostro nel lago” di Laura Fernández, libro che ripercorre gli avvistamenti e le testimonianze del mitico mostro del Loch Ness, in Scozia. Una fitta trama di riflessioni letterarie e un punto sul giornalismo moderno…

Nel 1933, sulle rive del Loch Ness, nelle Highlands scozzesi, un avvistamento destinato a diventare leggenda inaugura una delle più celebri ossessioni della modernità: quella per Nessie, il mostro che abiterebbe le profondità del lago.

La realtà e il racconto

Da un episodio riferito dai coniugi MacKay al cronista Alex Campbell prende forma una narrazione capace di intrecciare stampa, turismo, pseudoscienza e immaginazione collettiva.
Il libro ripercorre questa storia senza limitarsi alla cronaca degli avvistamenti. Scorrono fotografie rivelatesi inganni, spedizioni, testimonianze contraddittorie, studiosi improvvisati e figure più rigorose come l’ingegnere Tim Dinsdale, fino alla progressiva istituzionalizzazione della ricerca sul mostro.

Il lago diventa così un laboratorio in cui osservare il rapporto fra realtà e racconto: ciò che accade conta meno del modo in cui viene percepito, registrato e trasformato in notizia.

Cronaca, meditazione e reportage

La vicenda di Nessie è, in questo senso, anche una storia del giornalismo moderno, della sua capacità di alimentare il mistero e persino di produrre gli oggetti della propria narrazione.
L’autrice di C’è un mostro nel lago (112 pagine, 15 euro), Laura Fernández, viaggia nel 2023 attraverso quei luoghi e sovrappone alla ricostruzione documentaria una fitta trama di riflessioni letterarie. Il suo vero interesse non è stabilire se il mostro esista, ma interrogare il bisogno umano di inventarlo. «…perché l’umiltà con cui ti avvicini alla possibilità che oggi, come allora, esista una cosa del genere dice molto di chi sei in realtà.»: la perdita dell’incanto coincide con la presunzione di avere già spiegato tutto.
Lo stile procede per stratificazione, alternando cronaca, reportage, storia culturale e meditazione.

Nessie diventa allora un pretesto per interrogare il nostro modo di abitare il mondo. La domanda decisiva di questo libro – tradotto da Serena Bianchi per Gran Via – non è se nel lago ci sia davvero qualcosa, ma se siamo ancora capaci di considerare possibile ciò che non sappiamo spiegare.

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